presentazione del libro “una volta era un paese”

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IPSIA Cremona, in collaborazione con Il Paniere, organizza per giovedì 5 dicembre 2013 alle ore 21 presso il locale Il Paniere di via Bramante 106 a Crema la presentazione del libro “Una volta era un paese” di Stefano Tallia (Scribacchini Editore), nato dalle esperienze di volontariato nei Balcani con Terre e Libertà.
La serata, in cui sarà presente l’autore, è anche l’occasione per promuovere Terre e Libertà, progetto di volontariato internazionale promosso dall’ong IPSIA.
Stefano Tallia, 41 anni, giornalista professionista, segretario dell’Associazione Stampa Subalpina. Attualmente lavora nella redazione Rai di Torino dove si occupa di Tg Leonardo e delle rubriche sportive nazionali. Ha iniziato al sua carriera nella redazione di Torino de “La Repubblica” e ha lavorato al giornale “L’Adige” e nella redazione esteri de “La Stampa”. È in Rai dal 2001.

La ex Jugoslavia è terra di gente aperta e ospitale. Gente che, fino al 1991, ha vissuto in pace ignorando le differenze tra cattolici, ortodossi, musulmani, serbi e croati. Tutti erano, semplicemente, cittadini della Jugoslavia. Molti di loro, orgogliosamente.

Poi qualcuno, a un certo punto, ha iniziato ad agitare la bandiera dell’identità, disegnando confini che la storia aveva cancellato o che non erano mai esistiti e in nome di quei confini ha mosso gli eserciti e le armi.

Allora quella terra pacifica, per quattro anni, è divenuta terra di odio e di guerra: centomila morti, la pulizia etnica, l’assedio feroce di Sarajevo, città simbolo del multiculturalismo.

Oggi della guerra restano le ferite nel territorio e nelle persone, i buchi nei muri delle case che ricordano a ogni angolo i giorni della violenza e uno stato di calma apparente.

Ed è per osservare le eredità di quel conflitto che aveva turbato i miei sogni di ragazzo che, per due estati, ho fatto il volontario nei Balcani.

Il primo anno a Mostar, la bella e dolente città del ponte, il secondo nel Kosovo, colpito nel 1999 dalle nostre intelligentissime bombe all’uranio impoverito.

Sono stato nelle scuole a fare animazione con i bambini, perché dalla fine della guerra sono passati dieci anni e chi è piccolo oggi non ha memoria degli spari e dell’odio. Anzi, pensavo non avesse memoria…

Perché l’ho fatto? Non so dirlo meglio di Luca Rastello: «Bisogna finire in questo angolo malcapitato dell’Europa centrale per vedere con lucidità il disastro di casa nostra? Direi di sì: lo sguardo più acuto, quando si tratta di fenomeni storici, è probabilmente lo sguardo presbite, quello che deve allontanarsi dall’oggetto per meglio inquadrarlo, uno sguardo che si fa lucido agendo di sponda, puntando altro per meglio comprendere con lo strumento della comparazione».

(Dalla prefazione di “Una volta era un paese”)