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25 aprile 1945 – 25 aprile 2012: c’è bisogno di completare la ricostruzione del paese

70 anni fa in Italia persone normali hanno pensato che servisse una nuova  convivenza sociale e politica e per cercarla, testimoniarla e darle vita sono stati disposti a battersi e persino a morire. Avevano mestieri diversi e normali, età differenti, provenienze differenti, differenti culture e idee hanno deciso che i valori di libertà, democrazia, solidarietà e partecipazione avevano bisogno di trovare una strada per realizzarsi. Non è stato un ordine dall’alto di qualcuno. Ognuno con percorsi e motivazioni differenti ha valutato che questa era la cosa giusta da fare. E ha iniziato a farla. Cominciando con il riconoscere in altri la stessa valutazione, e con questi altri a riunirsi, incontrarsi, confrontarsi e quindi organizzarsi. Queste persone hanno corso rischi, speso energie, messo a repentaglio famiglie e affetti, senza la certezza dell’esito positivo.

Questa è stata la Resistenza. Un movimento fatto di atti militari ma soprattutto politici e civili, e 67 anni fa’ questo movimento e queste persone ci hanno regalato la Liberazione dal nazifascismo e l’inizio dell’Italia che conosciamo e che abbiamo ricevuto in eredità.

La Costituzione è stato il luogo in cui quei valori generali sono stati sanciti in un patto comune. Valori provenienti da matrici diverse: liberal-democratica-azionista, cattolica, socialista-comunista, hanno trovato una mediazione al rialzo e non un compromesso al ribasso. Libertà e solidarietà sono state le basi per dar corpo a una democrazia nuova e autentica, partecipativa e fondata sugli equilibri dei poteri, testimone dei diritti fondamentali dell’uomo: lavoro, emancipazione, partecipazione attiva, socialità e cultura.

La Costituzione è diventata di fatto un progetto di società futura e di visione del mondo. Un progetto che non si è ancora realizzato. La guerra distrugge, velocemente e ferocemente. La ricostruzione di un Paese è sempre lenta e faticosa. E richiede percorsi di rilettura delle sue violenze e ingiustizie (che inevitabilmente esistono e si compiono in tutte le parti), processi di ricomposizione delle sofferenze personali e collettive, cammini che forse come Italia non abbiamo fatto a sufficienza, spinti dall’urgenza di liquidare un capitolo scomodo e imbarazzante.

Ma il nazifascismo in Italia non è avvenuto solo per opera di alcuni singoli personaggi negativi. E’ potuto accadere perché gran parte della popolazione ha lasciato che avvenisse. Per incapacità di leggere gli eventi, per timore di nuocere ai familiari, per impossibilità di vedere alternative, per mille piccole e grandi ragioni umanamente e socialmente comprensibili. Ma se qualcuno non avesse pensato e agito diversamente oggi non saremmo qui.

Oggi è il nostro tempo. Oggi noi tutti siamo chiamati a fare la differenza, a essere schierati, leggibili per le cose che facciamo prima ancora che per quelle che diciamo. E chi tra noi ha maggiore responsabilità è chiamato ad aprire spazi di partecipazione e di azione. Solo così riusciremo a tramutare l’indignazione in costruzione, la delusione in azione, la disillusione in partecipazione, la politica dell’”anti” in politica del “sortire assieme dai problemi”. Siamo chiamati a vivere, nella nostra modalità, una moderna Resistenza. Con tutta la forza della vera nonviolenza, per una nuova Liberazione.

A partire ciascuno dal suo, abbiamo bisogno di ricostruire legami per rigenerare comunità e ricostruire il Paese. Perché un’Italia diversa è possibile. Ma dipende da noi.